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Discussione: salone della birra Artigianale. (Leggi 702 volte)
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blutarsky
"Bluto" Blutarsky di MdR
Monello di MdR
 
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"La generazione dei quarantenni lancia la sfida allo strapotere del vino
Davanti a un piatto di ostriche non si può fare a meno di gustarsi un bicchiere di Irish stout: scura, corposa. Le penne all’amatriciana danno il meglio di sé con una bière de garde francese, scura e sostanziosa. Per una bistecca alla fiorentina serve una Scotch ale, anche lei scura, ma più forte. Infine, un pezzetto di gorgonzola richiede a tutti i costi la Postel, fabbricata nelle abbazie belghe: sentori di frutti rossi, una leggera vena di caramello e un finale lievemente amarognolo. Accostamento perfetto.
Se non è un attacco in grande stile allo strapotere del vino, poco ci manca. Certo è che l’intramontabile binomio pizza e birra resta sempre valido, ma rischia di diventare per lo meno riduttivo. Di più: fuori moda. Perché la birra, oggi, è entrata di prepotenza nei ristoranti. Anche in quelli raffinati. Abbinata ai piatti come da sempre accade ai vini. Ogni portata ha la sua varietà; ogni specialità si accompagna alla birra giusta. Là dove c’era la carta dei vini oggi si affianca la lista delle birre. E il meccanismo è identico.
Si va per assonanza di gusto, per caratteristiche. Ma anche per fantasia dello chef. Perché la birra – assicurano gli esperti – è eclettica, conta di infinite varietà, capaci di adattarsi a qualunque cibo. Le regole sono abbastanza rigide: chiare e leggere con i formaggi e con i primi, scure e forti con le carni rosse, delicate, di grano, bianche con maiale e agnello. Per non parlare dei dolci. Non c’è niente di meglio che una mousse al cioccolato servita con una Scotch Ale molto alcolica. Il menu spazia dall’aperitivo al dolce. E ogni portata andrebbe servita con il giusto accompagnamento.
Niente a che vedere con le birre industriali. Chiara, rossa e doppio malto non sono categorie valide. La rivincita della birra passa attraverso i birrifici artigianali, dove non si va per «colori» ma per «stili»: bock, ale, pilsner, stout e altre ancora. Ognuno ha le sue particolarità, ognuno si articola in decine di varietà, di provenienze geografiche. Germania, Belgio, Olanda e Gran Bretagna dettano legge. Ma anche Stati Uniti, Francia e, a poco a poco Italia, cominciano a farsi notare. Negli Stati Uniti, e nell’Europa del Nord, è una consuetudine di lungo corso. In Italia è una tendenza recente. Nel 1991 i birrifici erano appena una decina. Oggi sono 160, producono bevande di qualità, sperimentano ogni tipo di diavoleria: birra alle castagne, al lampone, alla liquirizia, alle rose. Ristoranti e clienti sembrano gradire.
Le piccole aziende rappresentano ancora una quota molto bassa del mercato, che in Italia produce 12,8 milioni di ettolitri l’anno. Ma crescono, erodono quote sempre maggiori. La rivincita della birra, però, passa soprattutto per la generazione dei quarantenni. «Gente cresciuta nei primi pub, che ha imparato ad apprezzare questa bevanda senza considerarla di seconda categoria», spiega Maurizio Maestrelli, 39 anni, professione giornalista free lance. Ha scritto un libro intitolato «Birra ai fornelli», ricette a base di birra o pensate per uno specifico abbinamento. E spiega che è affare da professionisti. «È stata sdoganata, il pregiudizio è abbattuto. Ci sono tipologie di altissima qualità. Non a caso, alcuni dei migliori chef in circolazione propongono menu a base di birra».
Sono quarantenni, anche loro. Come Marco Bistarelli di Città del Castello o Massimiliano Alajmo di Rubano, Padova. Chef rinomati e sostenitori di un’idea che solo qualche anno fa sarebbe stata considerata blasfema. La birra funziona: anche a tavola.
IL SALONE Da oggi a lunedì a Milano Da stamattina fino a lunedì prossimo, alla Fiera di Milano, si svolge il Salone della Birra Artigianale e di Qualità. Accanto alle migliori produzioni italiane e straniere ci saranno eventi musicali, corsi di degustazione e laboratori aperti al pubblico, fino a domenica, perché l'ultimo giorno della manifestazione sarà interamente dedicato agli operatori del settore. Ogni giorno sarà mostrata in diretta la «cotta », ovvero il processo di sette ore con cui si produce la birra. Il biglietto d’ingresso costa 5 euro. Il bicchiere per degustazione e portabicchiere, entrambi serigrafati, un euro.
da "LA STAMPA".it
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" eravamo seduti nel Korova Milk Bar arrovellandoci il gulliver per sapere cosa fare della serata.Il Korova Milk Bar vende latte+, cioè diciamo latte rinforzato con qualche droguccia mescalina, che è quel che stavamo bevendo. roba che ti fa robusto e disposto all'esercizio dell'amata ultra Violenza"
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brifazio
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Monello di MdR
 
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Faccine in fondo alla firma, sotto l'aquila.
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Se hai occasione di andarci non te lo perdere. Nell'articolo rilevo alcune inesattezze, la prima è quella sulle regole abbastanza rigide per l'abbinamento, niente di più sbagliato, o almeno poco condivisibile, le birre sono molto versatili, invece, a differenza dei vini. Parla in generale di formaggi, come se fossero tutti uguali, accomuna anche le carni, mentre nell'abbinamento sono molto importanti, più della materia prima, le salse, i condimenti, e le spezie ed erbe aromatiche usate, e per i formaggi il tipo di caglio piuttosto che il tipo di latte usato, le sensazioni tattili, le componenti aromatiche, erbacee e vegetali, speziate, la tendenza amarognola, la sapidità, la piccantezza, l'eventuale erborinatura, l'accostamento, da me non amato, ma efficacissimo, con mieli, confetture e gelatine. La seconda è quando dice che i microbirrifici statunitensi stanno cominciando a farsi conoscere.... Da un bel pezzo!!! La diffusione dei piccolissimi stabilimenti, a partire da esperimenti amatoriali casalinghi è iniziata proprio lì! La terza, errore vero e proprio, è di riferirsi al caleidoscopico universo produttivo brassicolo con il termine birra al singolare, molto più corretto usare il plurale, come consiglia sempre il più grande esperto degustatore di birre italiano, Lorenzo Dabove, in arte Kuaska. Augh! 
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« Ultima modifica: 24 Marzo, 2007, 10:58:07 da brifazio »
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