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Discussione: da Edmondo (Leggi 814 volte)
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iavacc
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per il vostro ed il mio piacere, riesumo dall'ossario di un MdR d'antan un pezzo che mi è piaciuto conservare tra le cose più care che ho. L'autore è uno che ancora frequenta questi lidi e che ha regalato a MdR - credo - alcune tra le pagine più belle che si siano mai lette, Pirro.
Il locale si chiama Edmondo, lo conoscete sicuramente, si trova sulla circonvallazione Clodia ed è ancora aperto e funzionante, ma non è più quello di una volta...
Ma ora basta, lasciamo parlare Mauro.
saluti a tutti.
iavacc
Mi preme riesumare questa segnalazione vecchiotta e a dire il vero del tutto ignorata in onore non tanto di un oggi un po' decadente, quanto come omaggio doveroso alla memoria. Alla memoria del compianto Edmondo, per esempio, che da una decina d'anni ha inopinatamente deciso di passare a miglior vita portando via con se brandelli di una romanità (ahi, ahi, ce ne son rimasti davvero pochini!) seppur acquisita (era originario della zona di Ancona, mi sembra), ma non per questo meno verace di tante altre sbandierate e sopratutto abusate. Senza nulla togliere agli ottimi eredi che portano avanti il discorso del precursore con il massimo impegno, sebbene la mucca pazza li ha privati di molte materie prime, facciamo un salto indietro nel tempo e vediamo come si svolgeva il "rito" Edmondo. Parcheggio strategicamente lontano, per fare quattro passi digestivi all'uscita e per gustare appieno il senso della conquista progressiva, dell'avvicinamento lento e carico d'attesa, con i tipici profumi della sua cucina che da indefiniti e confusi si fanno sempre più netti e precisi e aprono lo stomaco e il cuore nella consapevolezza del rifugio ritrovato. Vetri appannati e brumosi che lasciano filtrare immagini sfocate...ci sarà posto? L'ansia, non infondata vista l'abituale numerosa clientela, si placa nell'aprire la porta...c'è quel tavoletto nell'angolo che pare che ci stia aspettando. Si avvicina lui, sagoma inconfondibile che ghignando ti stringe le mano e ti fa "a pisè...meno male che sei arivato...sto' n bianco, nun c'ho na' lira" e tu "e proprio da me la cerchi?". Finito il rituale ci si scambia informazioni sulle rispettive famiglie e ci si siede sulle sedie scombiccherate che circondano tavolini rigorosamente zoppicanti e con tovagliato pulito ma immancabilmente bucato. Ecco arrivare subito il prosciutto, i slamini interi, le olive, il vino "'pe' diabbetici" (come ribattezzato da un avventore non propriamente entusiasta del nettare della casa) e ancora lui che affettando il pane "sulla panza" ti dice che i rigatoni sono già in viaggio. Perchè, pur essendoci molti altri primi, ti ha già letto negli occhi e sa bene che sei di nuovo li per sua maestà la pajata. Non fai in tempo a finire di spolpare le olivette che ti arriva sul tavolo un monumento fumante, grondante sugo e anelli annodati di pajata con una vera e propria nevicata di pecorino. La potenza del piatto sta nel fatto che, al contrario della ricetta originale pomodoro-cipolla-pajata, qui è tutto un equilibrato e sbalorditivo susseguirsi di aromi e sapori di cui solo la moglie di Edmondo in cucina detiene il mirabile segreto. A metà viaggio si ripresenta lui, con la ciotola del pecorino e ti fa "a pisè, becchete st'artro giro, che nun è mai troppo" e un nuovo, perfetto, strato di coltre bianca va a depositarsi laddove ce n'era bisogno. Ripreso fiato e con lo spirito in armonia con tutto l'universo creato fai per rilassarti, ma lui ti incalza "e per dopo? l'abbacchio, la coda, la coratella, l'ossobuco, il maialino, la trippa, il piccioncino...." e qui dove cadi, cadi bene. Ti fai guidare dall'estro del momento, sicuro di tuffarti comunque nella lussuria del gusto e della tradizione, coccolato dalla sapienza culinaria e dalla certezza che a tavola, come nell'amicizia, non è possibile ingannare. Ogni tanto ti si avvicina, ti racconta episodi della sua vita, aneddoti del mestiere, di come quella volta ha sparecchiato la tavola sotto il naso a quel cliente in cerca di qualcosa di leggero tipo spaghetti all'olio e petto di pollo ai ferri sbuffando "ahò, ma che te credi da stà ar San Camillo?" o di quando, tanti anni prima, la sua era un'osteria con un piatto caldo al giorno, o ancora di quando quella volta, a locale straboccante di gente, ha fatto sedere allo stesso tavolo il volto noto della vicina Rai e il muratore in pausa pranzo e come sia nata tra i due una simpatica consuetudine in una sorta di "livella" gastronomica. Una macedonia di stagione tagliata grossolanamente, condita con zucchero e "zibidì" (maraschino) in diretta suggella la conclusione del rito, prima del caffè alla moka obiettivamente più da cucina di zia Erminia (quella che mette poca miscela che sennò fa male) che da bar e dei liquori tutt’altro che memorabili ma se provate a protestare lui ti risponde "ma qui dde fori che ce stà scritto, osteria o barre?". A riportarti alla quotidianità ci penserà lui stesso, facendoti capire che la tua porzioncina di paradiso è finita, battendoti sulla spalla e bisbigliandoti all'orecchio " a pisè, damme venti sacchi (o comunque una cifra del tutto irrilevante) e vatte a fà 'na passeggiata, che c'ho gente che aspetta e ce lo sai...nun c'ho na lira!" Caro vecchio Edmondo, cosa darei per rivivere almeno una volta queste sensazioni...ma se m'assicuri che anche dove stai adesso hai aperto la tua osteria con i tavolini zoppi e la parannanza sporca di farina di pane e mi riserverai il solito posticino all'angolo, vicino alla cucina...beh, tutto sommato una buona ragione per lasciare con meno rimpianti questa valle di lacrime l'avrò trovata!
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Loggato
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Non c'è amore più sincero di quello per il cibo (G.B. shaw)
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pirro
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E' proprio vero che il tempo cambia tutto, cambia le cose che ci circondano, cambia le prospettive, cambia soprattutto noi. Edmondo non c'è più, non ci sono più neanche i figli, ora langue e muore giorno dopo giorno affogato nella mediocrità. Ma non ci sono più neanche lo Iavacc e il Pirro di quei tempi e chissà se è un peccato, come per Edmondo. So long, Alberto, y suerte!
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Loggato
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stefaniav
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E' proprio vero che il tempo cambia tutto, cambia le cose che ci circondano, cambia le prospettive, cambia soprattutto noi. Edmondo non c'è più, non ci sono più neanche i figli, ora langue e muore giorno dopo giorno affogato nella mediocrità.
ma davvero nn ci sono neanche più i figli?? non ci vado da tempo, da Edmondo... ma mi ricordo distintamente il locale completamente biancazzurro e, sì, la scena di lui che tagliava la ruotona di pane appoggiata sulla panza co' la canotta mi suscita ancora una notevole commozione. Ste
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Loggato
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Ciro Di Nucci - Ex Zagara
Ristoratore & Soul Man
Monello di MdR
 
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Messaggi: 3714
Relax, relax....
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Io ci sono stato nel 2000 con due amici di Gaeta per fargli provare la vecchia cucina romana e credo ci fossero ancora i figli....mangiammo bene. Mi dispiace per il povero Edmondo, ma il mondo va avanti e per fortuna si continua a vivere nella memoria degli altri... 
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Loggato
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"Chiunque può arrabbiarsi: questo è facile. Ma arrabbiarsi con la persona giusta, e nel grado giusto, ed al momento giusto, e per lo scopo giusto, e nel modo giusto: questo non è nelle possibilità di chiunque e non è facile"
"Cos'è un amico? Una singola anima che vive in due corpi" Aristotele
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pirro
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E' proprio vero che il tempo cambia tutto, cambia le cose che ci circondano, cambia le prospettive, cambia soprattutto noi. Edmondo non c'è più, non ci sono più neanche i figli, ora langue e muore giorno dopo giorno affogato nella mediocrità.
ma davvero nn ci sono neanche più i figli?? non ci vado da tempo, da Edmondo... ma mi ricordo distintamente il locale completamente biancazzurro e, sì, la scena di lui che tagliava la ruotona di pane appoggiata sulla panza co' la canotta mi suscita ancora una notevole commozione. Ste No Ste, non ci sono più i figli, hanno rifatto esteticamente il locale ma la cucina è precipitata in un abisso di mediocrità. Una vera pena per la gola e per il cuore mangiare così male in un luogo che tante gioie aveva donato in passato. Che finaccia!
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Loggato
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